La polenta sessista di Santa Scolastica

Statua della santa a MontecassinoIl 10 di febbraio, si festeggia Santa Scolastica, sorella di San Benedetto.

Noi, quest’anno, festeggiamo il 9 in quanto il 10 è mercoledì delle ceneri.

Le collaboratrici della parrocchia si sono messe in testa che questa doveva essere la loro festa e che essa dovesse essere festeggiata con una scorpacciata di polenta.

Questo ci piace.

L’elemento che ci piace di meno è la decisione (sempre presa dalle “gentili” consorti) di  non muovere un dito e farsi servire e riverire da noi collaboratori funestati dalla sventura di essere nati maschi.

20150208_125615Premettiamo che, secondo noi, uno non può svegliarsi una mattina ed inventarsi una tradizione la quale, quantomeno per motivi semantici, deve essere tramandata da qualcuno.

Inoltre, lamentiamo che l’assenza di una tradizione equivalente ed inversa causa una difficilmente tollerabile disparità di trattamento tra i collaboratori e le collaboratrici.

D’altro canto, di fronte alla possibilità di goderci un bel piatto di polenta, salsiccia, sugo e spuntature di maiale,

  • affrontiamo con gioia l’onere necessario ad testimonianza di grande statura morale
  • e riconosciamo le possibilità generate dalla disposizione di fidanzate e (soprattutto) mogli all’esterno della cucina nel momento del raddoppio delle dosi salsiccia presenti dei nostri virili piatti.

Quelli che vogliono partecipare, si ricordino di

  • passare in segreteria ed avvertire della loro presenza entro lunedì mattina,
  • corrispondere 5 euro per la spesa,
  • presentarsi in parrocchia alle ore 20 di martedì 10 febbraio,
  • portare mariti nerboruti in quanto girare la polenta per tutta quella gente è un’attività fisicamente sfidante. 
Il nome di Scolastica, sorella di Benedetto da Norcia, richiama al femminile gli inizi del monachesimo occidentale, fondato sulla stabilità della vita in comune. Benedetto invita a servire Dio non già “fuggendo dal mondo” verso la solitudine o la penitenza itinerante, ma vivendo in comunità durature e organizzate, e dividendo rigorosamente il proprio tempo fra preghiera, lavoro o studio e riposo. Da giovanissima, Scolastica si è consacrata al Signore col voto di castità. Più tardi, quando già Benedetto vive a Montecassino con i suoi monaci, in un altro monastero della zona lei fa vita comune con un gruppetto di donne consacrate.

La Chiesa ricorda Scolastica come santa, ma di lei sappiamo ben poco. L’unico testo quasi contemporaneo che ne parla è il secondo libro dei Dialoghi di papa Gregorio Magno (590-604). Ma i Dialoghi sono soprattutto composizioni esortative, edificanti, che propongono esempi di santità all’imitazione dei fedeli mirando ad appassionare e a commuovere, senza ricercare il dato esatto e la sicura referenza storica. Inoltre, Gregorio parla di lei solo in riferimento a Benedetto, solo all’ombra del grande fratello, padre del monachesimo occidentale.

Santa Scolastica da Norcia
Religiosa
Nascita 2 marzo 480
Morte 10 febbraio 547
Venerata da Chiesa cattolica, Chiese ortodosse, Chiesa anglicana
Santuario principale Montecassino
Ricorrenza 10 febbraio
Attributi abito monacale, colomba, giglio
Patrona di monache benedettine, puerpere, Le Mans, invocata contro la pioggia e i fulmini

Sottolineiamo che non esiste fonte alcuna che possa associare Santa Scolastica con tradizioni asservitive nei confronti dei poveri consorti.

Lo Staffo del benedetto sito

Foto del Family Day

foto di Guido Mastrobuono

Ieri sono andato al Family Day con Stefano e Francesca Romana.

Sapevamo che anche Isabella era presente ma non l’abbiamo incontrata.

La manifestazione era molto particolare: tantissimi cattolici (dicevano 2 milioni), non abituati ad un’attività politica di piazza, si sono presentati con i figli per testimoniare il loro concetto di famiglia e la loro ferma intenzione di opporsi alle politiche che, attaccando la famiglia, cercano di distruggere l’unica difesa della povera gente.

Oggi leggo commenti sarcastici di tante anime belle di sinistra e mi chiedo se sono veramente convinti che il loro fare nulla sia una politica così vincente.

Condividiamo le foto con gli amici che non sono potuti venire.

Cliccate sulle foto per allargarle.

Chiunque abbia foto della parrocchia e degli eventi che la riguardano ci contatti (cliccando qui) e noi provvederemo a pubblicarle su questo sito in modo da renderle visibili per tutti i parrocchiani.

Le altre foto fin’ora pubblicare sono raggiungibili cliccando qui.

Maternità surrogata: avevo fame e non mi avete dato da mangiare. Stavo piangendo, avete detto che avevo firmato un contratto e mi avete strappato a mio figlio.

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Ci vuole coraggio per guardare il viso di una madre che sta per essere separata dal suo bambino.

Lei non si può opporre: ha firmato un contratto.

E nel suo paese i contratti devono essere rispettati… quantomeno dalla povera gente.

Quindi lo accarezza.

Un paio di volte.

E poi piange.

Gli appoggia una mano sulla fronte… come per benedirlo.

Quindi una donna con un camice verde ed una mascherina capace di coprirle il volto come l’anima parla con la freddezza di una sentenza di morte

– Adesso la mandiamo dalla madre.

La mia coscienza urla.

– E’ tutto assurdo! La madre è lì.

Il bambino viene portato via come fosse un pollo da fare allo spiedo.

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Quello che propongo per la nostra Ben-TV è un documentario del 2009 che si intitola Google Baby di Zippi Brand Frank e viene presentato come “Un viaggio attraverso tre continenti raccontando la storia della montante industria della produzione di bambini nell’età della globalizzazione”.

Il documentario è stato tradotto nel 2010 ed è stato messo in onda in una puntata di report.

Questo è il mondo che si vuole portare in Italia nonostante l’opposizione della Chiesa e di chiunque abbia ancora un briciolo di buona volontà.

Non fatevi fuorviare dal colore della pelle di quella donna che piange per lo strappo di un brandello di anima portatole via con il figlio.

La sua anima è dello stesso colore di quella delle sorelline più giovani che vengono nella nostra parrocchia.

Non fatevi fuorviare del fatto che l’India potrebbe apparire lontana.

Se questa pratica verrà definita “giusta&legale” nel nostro paese, essa avverrà nella clinica dietro casa nostra.

E non ha nessuna importanza se i soldi che finanziano questa pratica provengono da una coppia eterosessuale o omosessuale, da due giovani viziati o da vecchi che vogliono togliersi un ultimo sfizio.

Tutte vittime:

  • il bambini trattato come un prodotti, strappati alla madre e per sempre feriti nell’anima dal dolore di quello strappo,
  • le madri violate nell’intimo, segregate ed allontanate dagli altri figli per la durata della gravidanza, costrette ad aborti e soggette a grossi rischi di morire o divenire sterili,
  • le donatrici degli ovuli, vendute a catalogo, riempite di ormoni e amputate di un pezzo di sé,
  • gli embrioni ridotti a cose e quindi creati, scartati ed abortiti in quanto eccedenti oppure imperfetti,
  • i committenti, convinti di meritare un figlio in virtù del loro denaro e condannati ad affrontare una crescita problematica e colma di rancore nei confronti di coloro che hanno reso possibile questa grande ingiustizia,
  • i medici col cuore talmente indurito da non poter percepire le sofferenze del prossimo che sarebbero chiamati a curare,
  • i mariti delle madri, costretti a vendere la dignità della propria moglie in cambio di quattro spiccioli che nulla cambiano nella propria condizione di miseria,
  • gli altri figli delle madri costretti a stare nove mesi senza madre.

E per tutte queste vittime chi sono i carnefici in questa enorme struttura di peccato?

Non ne sono sicuro.

Di certo son carnefici

  • tutti colori che dicono che… dato che si può fare e già lo fanno… allora e giusto,
  • tutti coloro che fingono di non sapere che se si rende legale una pratica che produce denaro, automaticamente si avvia una macchina fatta di pubblicità e piazzisti intenti a renderla il più diffusa possibile,
  • tutti coloro che intascano denaro sporco di questo sangue ed intriso di questo dolore,
  • tutti coloro che creano le condizioni economiche, legali e commerciali, perché ciò avvenga,
  • tutti coloro che fanno finta di non capire… prendono egoismo… e lo chiamano amore,
  • e coloro che preferiscono vivere tranquilli… e quindi non fanno nemmeno quel poco che gli è dato di fare.

La cosa importante è che tutti noi, come parte della Chiesa, facciamo quanto ci è possibile per opporci.

Dobbiamo perlomeno vedere il filmato per poter rispondere a quelli che spacciano questa violenza come un atto d’amore.

Perché, se non faremo nulla per fermare questo scempio, rischieremo di ridurci come il sig. Bahrat che ha avuto il coraggio di chiedere alla donna:

– Allora perché piangi?

Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli.  Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere;  ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato.

Anch’essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito?

Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me.

E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna».

Matteo 25, 41-46

Una piccola frontiera di testimonianza digitale: ma che fare?

pescatori

Dove troveremo tutto il pane
per sfamare tanta gente,
dove troveremo tutto il pane
se non abbiamo niente.

Erano finite da poco le ferie del 2012 quando, con mia moglie, andammo a conoscere il nuovo parroco.

Eravamo molto curiosi. Avevamo visto che questo don Fabio era uno che scriveva libri, che teneva un blog sull’Apocalisse ed un’altro più generale.

La prima cosa che notai fu la finestrella intagliata nella porta dell’ufficio, poi la montagna di libri e documenti che ricoprivano la sua scrivania… poi il resto è storia.

Io possiedo solo cinque pani,
io possiedo solo due pesci,
io possiedo un soldo soltanto,
io non possiedo niente.

Non ricordo se fu a quel primo incontro oppure se accadde poco dopo.

Fatto sta che mi fu commissionato un sito.

Nacque parrocchiasanbenedetto.it che fu messo on-line a fine settembre ed inaugurato con l’articolo “Il verbo non si è fatto bit” pubblicato il 24/09/2012.

E’ passato molto tempo.

Il sito è cambiato diverse volte.

Di fatto, però, esso non ha mai appassionato i fratelli e le sorelle che frequentavano la parrocchia.

I più anziani erano poco interessati ad internet: i più giovani sono presto confluiti su Facebook dove è nata una pagina della parrocchia e, soprattutto, diversi gruppi di parrocchiani.

Personalmente non amo Facebook in quanto, per diversi motivi (che potete leggere qui e qui), ritengo si tratti di uno strumento di comunicazione pericoloso ed inefficace che, in passato, mi ha sufficientemente illuso e deluso.

Inoltre il sito esisteva e stava al suo posto senza disturbare nessuno e, quanto meno, informava circa l’orario delle messe.

Io so suonare la chitarra,
io so dipingere e fare poesie,
io so scrivere e penso molto,
io non so fare niente.

Così sono passati gli anni.

Un anno fa, Don Fabio ha iniziato a pubblicare le sue omelie su Soundcloud ed alcune pagine del sito (tra cui la home page e questa pagina) ne facilitano il raggiungimento.

Il piccolo servizio è stato gradito da lettori che frequentano usualmente il sito.

Ora, quindi, il sito è letto da circa 50 persone al giorno che, in genere,

  • ascoltano le omelie,
  • oppure controllano l’orario delle messe.

La domanda ora è: cosa fare?

Personalmente, non ho nessuna risposta pronta.

Gesù dunque, alzati gli occhi e vedendo che una gran folla veniva verso di lui, disse a Filippo: «Dove compreremo del pane perché questa gente abbia da mangiare?»

Diceva così per metterlo alla prova; perché sapeva bene quello che stava per fare.

Filippo gli rispose: «Duecento denari di pani non bastano perché ciascuno ne riceva un pezzetto».

Uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro, gli disse:

«C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cosa sono per tanta gente?»

Gesù disse: «Fateli sedere».

Giovanni 6,5-13

Una opzione potrebbe essere quella di rimanercene buoni e fermi: magari aggiornando il manifesto delle attività della parrocchia con un po’ più di attenzione.

Un’altra opzione potrebbe richiedere un impegno per preparare altri “doni di fede” per questi sconosciuti amici.

Potremmo, per esempio, creare un album di ricordi, oppure un diario del quartiere, oppure una biblioteca virtuale.

Potremmo raccontare i servizi che svolgiamo in parrocchia facendo in modo che… magari… altri amici decidano di parteciparvi o proporne di nuovi.

Nel 2015, 15.000 persone si sono presentate spontaneamente alla nostra “porta virtuale”.

Quanti pani possiamo spezzare per loro? E quanti pesci?

Io sono un tipo molto bello,
io sono intelligente
io sono molto furbo,
io non sono niente.

Ci ho pregato sopra e mi sono convinto di non dover fare nulla “da solo”: mi devo semplicemente mettere a vostra disposizione.

Quindi mi rivolgo a voi.

Possiedo po’ di competenza informatica. So gestire piccoli e grandi progetti. So risolvere problemi.

C’è qualcuno che ha piacere di donare un po’ di sé stesso a questi amici che bussano alla nostra porta?

Se qualcuno dirà di sì, magari lasciando un commento a questo post, studieremo assieme un piccolo “servizio” compatibile con le capacità disponibili e lo doneremo semplicemente a chi arriva.

Personalmente, non credo che il Signore ci abbia donato questi contatti “a caso”: penso invece che questo evento faccia parte di un piano di cui mi piacerebbe essere parte.

Perché ciò avvenga, noi non dobbiamo fare altro che dire “ECCOMI” ed, a quel punto, non ci rimarrà che da guardare come va a finire.

Vi invito quindi, se lo volete, a mettervi a disposizione e, se vi viene qualche idea, a proporre cosa vi piacerebbe fare.

Per fare ciò, mandatemi una email (cliccando qui), oppure lasciate un commento a questo post.

Dio ci ha dato tutto il pane
per sfamare tanta gente,
Dio ci ha dato tutto il pane
anche se non abbiamo niente.